Per capire come la gestione agricola trasforma il suolo bisogna guardarci dentro. È esattamente ciò che è successo a Castelnovetto (PV) durante la giornata dimostrativa “Cosa racconta il suolo?”, organizzata da ERSAF nell’ambito del Living Lab “Modelli innovativi e sostenibili di gestione del suolo”.
La giornata, attraverso il racconto di Timesis e grazie all’ospitalità di Cascina Bosco Fornasera, è stata caratterizzata da un dialogo diretto e continuo con i tecnici e i pedologi presenti, fatto di domande, osservazioni e scambi di esperienze, in un clima formativo, secondo lo schema tipico del Living Lab.
Il confronto ha riguardato due profili aperti in contesti simili, ma con storie diverse. Il primo appezzamento è coltivato con le tecniche più comuni nel contesto risicolo della Lomellina; il secondo è gestito da dieci anni con un approccio biologico e rigenerativo, basato soprattutto sull’utilizzo di colture di copertura, rotazioni e minima lavorazione.
Osservando i due profili è emerso soprattutto l’impatto della diversa gestione agricola sulla struttura degli orizzonti superficiali del suolo: nel terreno a gestione rigenerativa, gli strati superficiali evidenziavano una struttura migliore, soprattutto in termini di capacità di gestione delle risorse idriche nei momenti di carenza.

Non si è trattato di decretare un vincitore: entrambe le gestioni danno risultati soddisfacenti alle aziende che le adottano. Il valore del confronto è stato rendere visibile ciò che di solito resta nascosto: anno dopo anno, le scelte agronomiche cambiano il modo in cui il suolo funziona.
Da qui la discussione si è allargata a una domanda di fondo: cosa significa davvero avere un suolo sano? Dal confronto è emersa una risposta condivisa. Un suolo sano è un suolo che, nel proprio contesto e rispetto alle funzioni richieste, resta il più possibile vicino alla sua condizione naturale. Le pratiche rigenerative, come confermato dalle evidenze emerse nel corso della giornata, vanno proprio in questa direzione.
