Life Climax Po: adattamento climatico nel distretto idrografico del fiume Po

Il progetto LIFE CLIMAX PO promuove l’adattamento ai cambiamenti climatici attraverso una gestione intelligente delle risorse idriche nel distretto idrografico del fiume PO, implementando le misure della strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, adattate alle caratteristiche locali e alle peculiarità climatiche su scala distrettuale.

 

Confronto fra aratura profonda e semina su sodo.

ERSAF partecipa al progetto LIFE ClimaxPo, acronimo di CLIMate Adaptation for the PO River Basin District, un progetto LIFE strategico integrato della durata di 9 anni (2023-2032). Coordinato dall’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, raccoglie attorno a sé 25 diversi partner, di cui 21 pubblici,  in 8 regioni italiane, creando una task force che coinvolge enti pubblici nazionali, interregionali, regionali e locali, oltre a istituti di ricerca, associazioni ambientaliste e una società privata di gestione e tutela delle acque e consulenza ambientale.

ClimaxPo, SNAC e PNACC

Il progetto LIFE CLIMAX PO si pone in linea con la Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (SNAC) e con il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC). Prevede azioni operative nel quinquennio (2024-2029), con l’obiettivo di favorire l’adozione di pratiche climaticamente intelligenti nella gestione del territorio e degli agroecosistemi e della river restoration con soluzioni NBS.

 

La metodologia Land Degradation Neutrality (LDN)

I Tasks 4.4 e 8.3, di cui è responsabile ERSAF, sono focalizzati sull’applicazione della metodologia Land Degradation Neutrality (LDN) in uno specifico sottobacino pilota dell’Oltrepò Pavese, che è stato identificato insieme ai partner e ad alcuni stakeholder, nel bacino della Valle Versa, in quanto questo areale presenta sia agricoltura intensiva di pianura sia colture permanenti e quote di bosco.

WP4 – Stakeholder Engagement and Capacity Building – WP Leader ADBPO

Il WP4 è focalizzato sul coinvolgimento e sulla consultazione degli stakeholder, necessari per l’attuazione del progetto e, in particolare, per attività relative alla governance, al coordinamento dei finanziamenti, allo sviluppo delle capacità e alle attività tecniche.

 

Task 4.4 (concluso) – Stakeholder engagement in co-design of KPIs to assess Land Degradation Neutrality (ERSAF, ADBPO, ANBIRL, RLombardia, CMCC)

Questo task prevede diversi obiettivi, tra i quali l’identificazione degli indicatori e il rilevamento dei dati necessari per definire una “Baseline”, integrando i dati esistenti con le informazioni raccolte sul campo e garantendo un adeguato livello di dettaglio del quadro conoscitivo utilizzato alla scala di intervento del sottobacino idrografico. A tal fine si è proceduto con l’individuazione di un sottobacino idrografico pilota, in particolare il Bacino idrografico del Torrente Versa, in cui applicare la metodologia di Land Degradation Neutrality (LDN), previa condivisione con i diversi partners del Task 4.4 (ADBPO, ANBIRL, RLombardia, CMCC).

Successivamente si è passati a un’attività di recupero dei dati territoriali necessari per procedere con l’elaborazione informatica della metodologia LDN mediante Software ArcGIS.

ERSAF ha avviato l’incarico per la nomina di un tecnico facilitatore come previsto dal progetto (collegamento fra WP4 task4.4 e WP8 Task 8.3) per operare nell’area, facilitando la comprensione e l’adozione di un applicativo Web-GIS da parte degli stakeholder locali. La figura selezionata ha avviato una campagna di sopralluoghi finalizzata ad acquisire i dati relativi all’uso del suolo e allo stato attuale delle colture presenti nel bacino idrografico in termini di gestione agronomica, integrando tali dati con quelli precedentemente a disposizione. Questa parte di indagine parallela al calcolo della LDN alla Baseline (t0: 2000–2015) e al primo Periodo di Reporting (t1: 2023) è propedeutica alle successive attività del WP8 – Task 8.3 che prevedono l’applicazione della metodologia all’interno del medesimo bacino idrografico selezionato e la creazione di uno strumento Web-GIS utile a fornire un supporto efficace per le decisioni strategiche e operative sulla pianificazione dell’uso del suolo con un potenziale impatto sulla salute del suolo in un’ottica di adattamento al cambiamento climatico.

L’analisi e l’elaborazione dei dati e la mappatura del livello di degrado del territorio considerato all’inizio del progetto (tempo t0) si è ottenuta applicando la metodologia LDN, che prevede il calcolo di un indicatore sintetico “SDG 15.3.1”, che rappresenta la percentuale di superficie degradata rispetto al totale della superficie oggetto di studio. Essa prende in considerazione tre sotto-indicatori:

  • Variazioni copertura del suolo;
  • Variazioni produttività;
  • Variazioni di stock di carbonio (SOC).

 

A conclusione del Task 4.4 è stato prodotto il Deliverable 4.4: LDN baseline and shared indicators, con l’obiettivo di descrivere la metodologia applicata per il calcolo della LDN e i risultati ottenuti con il calcolo dell’indicatore.

Le attività di sensibilizzazione delle autorità locali e degli stakeholder locali attraverso una serie di incontri sul progetto e sul Task 8.3, che riguarda specificamente il tema del LDN sono state avviate identificando i potenziali stakeholders e coinvolgendo i comuni che ricadono nel territorio del bacino idrografico, mandando una comunicazione esplicativa delle finalità del progetto e un poster nel quale sono riportate in modo puntuale le azioni che si intendono svolgere a scala distrettuale. Allo stesso tempo, grazie al contributo del facilitatore, appositamente incaricato come richiesto dal Task 4.4, sono stati organizzati incontri e tavoli di confronto con gli stakeholders del territorio con la finalità di aumentare l’odierna conoscenza del territorio e identificare le migliori pratiche di gestione del suolo per avvicinarsi alla “Land Degradation Neutrality”, identificata come la situazione in cui l’uso sostenibile della risorsa ne conserva la qualità e quantità. (collegamento Task 8.3)

WP6 – Nature and Ecosystem-based solutions – WP Leader CMCC

Obiettivo del WP è quello di promuovere e sostenere le soluzioni basate sulla natura/sull’ecosistema (NBS) per migliorare la sicurezza idraulica e la resilienza ai cambiamenti climatici del territorio del bacino del Po, ripristinando altresì la connettività delle infrastrutture verdi e blu.

Task 6.3 – Emblematic intervention for adaptation to climate change: Wild Lambro (Lambro Selvaggio)

Ersaf è responsabile del task, in collaborazione con Regione Lombardia, AIPO, ADBPO.

Il task prevede la progettazione e la realizzazione di un progetto di riqualificazione e rinaturazione di un tratto del fiume Lambro Settentrionale, al fine di restituirne le funzionalità ecosistemiche di connettività e mitigazione alle fluttuazioni delle portate.

Un progetto di riqualificazione fluviale richiede un approccio integrato che include la valutazione ecologica e geomorfologica, la partecipazione delle comunità, e l’attuazione di interventi strutturali e non strutturali per migliorare l’equilibrio ecologico, la sicurezza idraulica e la fruizione del corso d’acqua. È fondamentale considerare sia la dinamica naturale del fiume, come il trasporto di sedimenti, sia l’integrazione con il territorio circostante attraverso la rinaturalizzazione delle sponde e la creazione di fasce riparie.

Al fine di consentire una corretta individuazione del tratto di fiume e una quantificazione dell’area golenale da interessare per la progettazione dell’intervento di cui sopra, è quindi prodromico lo sviluppo di uno studio preliminare dell’assetto morfologico-idraulico-ambientale del fiume lungo il tratto sublacuale compreso tra il Cavo Diotti (Diga di Pusiano) e la sua confluenza in Po (Orio Litta) per uno sviluppo lineare pari a circa 110 km.

Tale studio, inoltre, ambisce a costituire il quadro sistemico di riferimento per comuni, province, Regione, AIPO, Autorità di Bacino Distrettuale fiume Po, sulla base del quale definire le aree di criticità idromorfologica e i possibili interventi di riqualificazione fluviale adottabili per il bacino del fiume Lambro Settentrionale.

Un altro obiettivo del task è quello di verificare la possibilità di istituire degli istituti giuridici, economici e amministrativi che consentano di garantire la funzionalità idraulica ed ecosistemica del corridoio fluviale in quelle aree private oggetto di interventi pubblici di riqualificazione fluviale o funzionali a garantire detta funzionalità. A tale scopo si rende necessario istituire e valorizzare in forma di indennità, una “servitù ecosistemica” delle aree private che vengono destinate alla funzionalità idraulica del fiume e che pertanto forniscono un servizio alla collettività.

Tali Istituti giuridici potranno contribuire al quadro sistemico di riferimento per comuni, province, Regione, Aipo, Autorità di Bacino Distrettuale fiume Po, sulla base del quale definire modalità e possibili azioni di mantenimento dei servizi ecosistemici.

WP8 – Land and Water Management – WP Leader ERSAF

Il WP8 è incentrato sulla gestione degli agroecosistemi e mira in particolare a integrare la governance dell’acqua da destinare in agricoltura e le tecniche di irrigazione con soluzioni smart, con la gestione conservativa del suolo per migliorare la resilienza e le capacità di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico degli agroecosistemi. Le attività proposte mirano a sviluppare nuove soluzioni di gestione degli agroecosistemi in ottica di adattamento al cambiamento climatico, ma anche a valorizzare e diffondere pratiche innovative già esistenti tra gli stakeholders che operano sul territorio.

Sono in corso di attuazione azioni pilota che mirano a sviluppare e valorizzare soluzioni innovative di gestione, che diventino best practices da divulgare mediante un programma di capacity building e che siano replicabili in gran parte dei terreni agricoli del distretto del Po.

 

Task 8.2 – Conservation techniques for agricultural soils (ERSAF, ADBPO, CMCC)

Le attività previste nell’ambito del task 8.2 “Conservation techniques for agricultural soils” (2023-2028), di cui ERSAF è leader, sono realizzate insieme ai partner di progetto CMCC e ADBPO e con il supporto di tecnici facilitatori individuati all’interno della società FUTURAGRI srl.

 

Questo task in particolare mira allo sviluppo e al trasferimento di conoscenze specifiche sulla gestione sostenibile del suolo con un focus sull’agricoltura conservativa, come modalità di gestione che mira alla riduzione/eliminazione del disturbo del suolo con le lavorazioni, alla copertura permanente dello stesso (tramite mantenimento dei residui colturali delle colture principali e/o tramite semina di cover crops) e all’utilizzo di rotazioni e diversificazioni colturali.

I tre principi dell’agricoltura conservativa (immagine generata da IA)

Le azioni prevedono nello specifico l’identificazione di aziende “modello” sul territorio di riferimento (bacino idrografico del fiume Po) e il coinvolgimento delle stesse per l’attuazione di un programma di durata quinquennale (task 8.2.1) caratterizzato da corsi di formazione e/o aggiornamento, giornate dimostrative, educative e visite a casi studio indirizzate ad agricoltori, tecnici, studenti e altri stakeholders. Durante gli eventi sul campo è possibile conoscere i principi di una gestione conservativa del suolo, ascoltare le esperienze dirette di altri agricoltori, ricevere supporto tecnico e formativo, vedere i macchinari e le operazioni colturali tipiche dell’agricoltura conservativa (semina su sodo, minima lavorazione, terminazione delle cover crops etc.) unitamente alla crescita delle colture in campo e al suolo che le ospita.

 

Alcune delle aziende individuate vengono inoltre coinvolte in una seconda azione prevista dal task, che si concentrerà sulla valutazione dell’effetto dell’applicazione di tecniche di agricoltura conservativa su indicatori specifici quali rese colturali e variazione del contenuto di carbonio organico nel suolo attraverso il supporto di modelli colturali (task 8.2.2), e in considerazione di diverse condizioni pedoclimatiche e di gestione aziendale. In particolare, si andranno a valutare gli effetti di tali pratiche su scenari climatici attuali ma soprattutto futuri, al fine di comprendere le potenzialità dell’agricoltura conservativa come strumento di mitigazione dei cambiamenti climatici.

 

Task 8.3 – Land Degradation Neutrality (LDN) methodology for basin district territorial planning (ERSAF, ADBPO)

 

Le azioni relative al task 8.3 prevedono l’applicazione della metodologia di Land Degradation Neutrality (LDN), la valutazione dei fattori di rischio e di degrado del suolo, il confronto con gli attori del territorio per pianificare interventi di adattamento al cambiamento climatico nel sottobacino idrografico del torrente Versa.

Come riportato nella descrizione del WP4 – Task 4.4 che si collega alle attività del task 8.3, le azioni del task 8.3 prevedono l’applicazione della metodologia di Land Degradation Neutrality (LDN), considerando un arco temporale diverso da quello considerato in precedenza per poter procedere a un successivo confronto sulle dinamiche che operano nella direzione del degrado del suolo. Nel Task 4.4 è stato inizialmente mappato il livello di degrado del suolo, calcolando la Baseline (t0: 2000–2015) e il primo Periodo di Reporting (t1: 2023), che verrà successivamente confrontato a conclusione del Task8.3, che prevede il calcolo dopo 5 anni corrispondenti al primo secondo Periodo di Reporting (t2: 2028).

Inoltre, come previsto dal Task 8.3 si stanno organizzando incontri tecnici in campo, seminari e tavoli di confronto con le aziende agricole e con i gestori del territorio allo scopo di raccogliere dati sul campo, evidenziare le problematiche e individuare soluzioni condivise per il contrasto al degrado del suolo. In questo arco temporale è previsto un attivo coinvolgimento degli attori locali nella gestione del territorio per valutare i principali fattori di rischio, individuare azioni di adattamento al cambiamento climatico, utilizzando strumenti di supporto decisionale (Web-GIS tool) che evidenzino il rischio di degrado in base alle diverse modalità di gestione del suolo. Questa attività verrà realizzata grazie al supporto di un facilitatore, incaricato nel Task 4.4, che supporterà l’adozione dell’applicativo Web-GIS e consentirà il processo di stakeholder engagement sul territorio.

Per raggiungere tali obiettivi si è avviato un Tavolo di Confronto Periodico, spazio di coordinamento tra tecnici, agricoltori, enti e associazioni, in cui affrontare temi come sistemazione dei versanti, regimazione idraulica e pianificazione territoriale. Le attività saranno completate da visite a casi studio, utili a condividere buone pratiche e individuare strategie comuni per una gestione sostenibile.

Focus su LDN

La UNCCD ha adottato come focus del suo quadro strategico 2028-2030 la neutralità del degrado del suolo (LDN), definito come “stato in cui la quantità e la qualità delle risorse del suolo rimangono costanti o aumentano entro scale temporali e spaziali definite” [ 1 ]. Gli sforzi per il raggiungimento della LDN sono, peraltro, inseriti negli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG), con il Target 15.3 e la UNCCD è riconosciuta come il riferimento per la sua attuazione, svolgendo un’azione di monitoraggio e valutazione degli obiettivi prefissati da questo Target. Secondo i dati più recenti, 129 paesi si sono impegnati a stabilire obiettivi nazionali volontari per la neutralità del degrado del suolo e ad adottare misure pertinenti per raggiungere la neutralità del degrado del suolo entro il 2030

SDG Indicator 15.3.1: Per procedere con l’analisi e l’elaborazione dei dati e la mappatura del livello di degrado del territorio considerato all’inizio del progetto, baseline (t0) e primo periodo di reporting (t1), è stata applicata la metodologia LDN, che prevede il calcolo di un indicatore sintetico “SDG 15.3.1”, che rappresenta la percentuale di superficie degradata rispetto al totale della superficie oggetto di studio. L’indicatore SDG 15.3.1 è una quantificazione binaria – degradato/non degradato – basata sull’analisi dei dati disponibili per tre sotto-indicatori che devono essere convalidati e riportati dalle autorità nazionali.
I sotto-indicatori sono i seguenti:

  • Copertura del Suolo e i suoi cambiamenti nel tempo;
  • Variazioni della produttività primaria;
  • Variazioni del carbonio organico nel suolo.

L’indicatore è concepito con la finalità di aiutare i paesi a stabilire le priorità in termini di politiche territoriali e di pianificazione tra le diverse aree:
1) Identificare le aree critiche dal punto di vista ambientale e pianificare azioni di ripristino.
2) Mitigare le pressioni emergenti per aiutare a limitare la futura degradazione del suolo.

Negli ultimi anni l’Italia ha aderito al progetto pilota sulla Land Degradation Neutrality (LDN), promosso dal Segretariato della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione e al programma LDN Target Setting lanciato dallo stesso Segretariato per aiutare e affiancare i paesi nell’individuazione dei target volontari di LDN e nella definizione delle misure associate per il raggiungimento del target 15.3 degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, da valutare attraverso l’evoluzione della “Percentuale di territorio degradato su superficie totale del territorio” (Indicatore di sviluppo sostenibile 15.3.1). Sono stati adottati, per la valutazione dell’indicatore in Italia i tre sub-indicatori proposti dall’UNCCD nell’ambito della politica di LDN (copertura del suolo, contenuto in carbonio organico e indice di produttività del suolo).  In Italia l’applicazione della metodologia LDN è stata sviluppata da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)

https://indicatoriambientali.isprambiente.it/it/suolo/degrado-del-suolo

ISPRA svolge un ruolo tecnico-scientifico chiave nella Land Degradation Neutrality (LDN) in Italia, supportando l’adesione al target 15.3 dell’Agenda ONU 2030. Monitora il consumo di suolo, definisce la baseline di degrado e fornisce indicatori per raggiungere la neutralità.

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