Quando si parla di transizione ecologica dei territori, l’attenzione va spesso a città, energia e mobilità. Eppure l’agricoltura gestisce una parte importante del territorio. È uno dei settori più esposti al cambiamento climatico e, nello stesso tempo, uno degli ambiti in cui si può costruire in concreto la capacità di adattamento. Da qui è partita Silvia Motta, dirigente del Dipartimento Agricoltura di ERSAF, nel suo intervento del 19 ottobre. La tavola rotonda faceva parte del convegno “Energia e clima: costruiamo la Cremona del futuro”, ospitato nell’Aula Magna del Campus di Santa Monica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
L’incontro era dedicato al percorso verso il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC – PIANO D’AZIONE PER L’ENERGIA SOSTENIBILE E IL CLIMA ) di Cremona. Si è aperto con i saluti istituzionali del sindaco Andrea Virgilio, dell’Università Cattolica e dell’Ordine degli Architetti della provincia di Cremona. La tavola rotonda è stata moderata dall’assessora all’Ambiente Simona Pasquali e ha messo a confronto le esperienze dei Comuni di Brescia, Bergamo e Monza con quelle della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, della Fondazione CER Città di Cremona, di Padania Acque e di A2A.
Non solo alimenti
L’agricoltura produce cibo, ma gestisce anche suolo, acqua, paesaggio, biodiversità e carbonio. Si occupa cioè di una parte importante del capitale naturale da cui dipende la resilienza di un territorio. Per questo, ha detto Silvia Motta, l’adattamento climatico dell’agricoltura va considerato parte dell’adattamento climatico del territorio. Quando un suolo si degrada, perde sostanza organica o non riesce più a trattenere l’acqua, diventa più fragile tutto il territorio, città compresa.
Si parla molto di reti energetiche e di mobilità. Il suolo va considerato allo stesso modo: un’infrastruttura naturale. Un suolo in buone condizioni immagazzina carbonio, trattiene l’acqua, sostiene la biodiversità e mantiene la produttività. Colture di copertura, rotazioni, meno periodi con il terreno scoperto, più sostanza organica e una gestione più efficiente dei nutrienti non sono quindi solo tecniche agronomiche. Sono strumenti di adattamento i cui effetti arrivano ben oltre i confini della singola azienda.
Il tema idrico e il ruolo dell’agricoltura
Nella pianura lombarda acqua e agricoltura sono strettamente legate. La sfida non è soltanto consumare meno acqua. Bisogna usarla meglio e rendere il sistema capace di gestire sia la scarsità sia l’eccesso. Servono efficienza irrigua, monitoraggio, conoscenza dei fabbisogni delle colture e suoli in grado di trattenere l’acqua. Subito dopo, nello stesso panel, Padania Acque ha parlato di risorsa idrica: un segno di quanto politiche agricole e gestione delle acque non possano più andare separate.
L’innovazione non è solo tecnologia, come agricoltura di precisione, sensori e modelli previsionali. Riguarda anche le pratiche agronomiche, le filiere e il rapporto tra imprese, ricerca e amministrazioni. Oggi gli agricoltori devono ridurre le emissioni, usare meglio fertilizzanti e acqua, proteggere suolo e biodiversità e restare economicamente sostenibili, tutto insieme. La sfida, quindi, è passare da una somma di politiche di settore a una politica territoriale integrata, in cui la stessa azione serve più obiettivi.
In chiusura, Silvia Motta è tornata al tema del convegno: per costruire territori resilienti bisogna pensare città e campagna come parti dello stesso sistema. L’agricoltura non è solo un settore che deve adeguarsi alla transizione ecologica: può esserne un attore attivo del processo.
