Martedì 13 maggio si è tenuta presso l’azienda agricola Barbeno Dario, a Treviglio, una giornata dimostrativa dedicata alle migliori pratiche per la gestione degli effluenti zootecnici. L’evento, frutto della collaborazione tra ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste) e l’Università degli Studi di Milano (UNIMI-DISAA), si inserisce nel più ampio progetto “Applicazione integrata di BEST PRACTICES nella gestione degli effluenti zootecnici”, finanziato da Regione Lombardia nell’ambito del Progetto Attuativo “Supporto tecnico per l’applicazione e il monitoraggio della Direttiva Nitrati + Rapporto Ambientale per VAS”. Questa iniziativa sottolinea l’impegno della Regione Lombardia verso l’innovazione e la sostenibilità complessiva dei sistemi agro-zootecnici, con particolare attenzione agli impatti ambientali e all’efficienza nell’utilizzo dell’azoto e degli altri nutrienti e delle risorse idriche.

La giornata ha visto la partecipazione di esperti e addetti ai lavori, con interventi di relatori provenienti sia dal mondo della ricerca che della PA. L’obiettivo principale del progetto è applicare in modo integrato le migliori pratiche (Best Practices) per la gestione degli effluenti zootecnici in aziende agricole dimostrative, valutandone l’effettiva sostenibilità sia ambientale che economica attraverso un monitoraggio sistematico a scala aziendale (produzioni, produttività, impatti ambientali, efficienza di uso dei nutrienti, analisi costi/benefici, ecc.). Un altro scopo fondamentale è definire un bilancio ambientale aziendale, comprensivo del calcolo dell’impronta carbonica (carbon footprint) e delle emissioni di gas climalteranti e acidificanti derivanti dalla gestione degli effluenti. I risultati ottenuti forniranno indicazioni utili per orientare le future politiche regionali verso sistemi di gestione sostenibile degli effluenti zootecnici.

Durante la mattinata, i relatori hanno illustrato i diversi aspetti del progetto e le metodologie adottate. Al centro della presentazione, il sistema di monitoraggio integrato implementato nelle aziende partner per valutare la sostenibilità delle tecniche utilizzate. Questo sistema all’avanguardia raccoglie dati da diverse fonti, tra cui:
- Parametri ambientali in stalla: rilevazioni di temperatura, umidità, concentrazione di gas come ammoniaca (NH3), anidride carbonica (CO2) e acido solfidrico (H2S), oltre a polveri e rumore. Vengono utilizzate centraline multiparametro posizionate in diversi punti della stalla e una esterna come riferimento.
- Utilizzo dell’acqua: contatori installati per monitorare la quantità di acqua impiegata per abbeverata, lavaggio e raffrescamento, utile a quantificare la diluizione dei liquami.
- Livello delle vasche di stoccaggio: sensori per misurare il volume di liquame prodotto quotidianamente dalla mandria, permettendo una stima indiretta della quantità di azoto prodotto tramite il bilancio dei nutrienti e analisi.
- Caratteristiche dei liquami: utilizzo di sonde per misurare in tempo reale la concentrazione di nutrienti chiave come azoto totale (TKN), azoto ammoniacale (N−NH4), fosforo (P2O5) e potassio (K2O), oltre a temperatura ed elettroconduttività. Questi dati sono cruciali per un piano di concimazione efficace.
- Flussi di liquame: misuratori di portata elettromagnetici per conoscere la quantità di liquame movimentato.

Un aspetto cruciale del progetto è la valutazione del bilancio dell’azoto, del fosforo e degli effluenti prodotti. Questo bilancio considera gli input (alimentazione, acqua), gli output (latte, carne) e le perdite (emissioni gassose, lisciviazione). I primi risultati preliminari mostrano una comparazione tra la produzione di liquame stimata dal bilancio aziendale e quella misurata in vasca, evidenziando anche la produzione normativa di azoto e fosforo. Le analisi di laboratorio sui liquami forniscono dati dettagliati sul contenuto di azoto e fosforo, oltre a parametri come pH e conducibilità. È stato anche presentato il calcolo delle emissioni di metano (CH4) e protossido di azoto (N2O) seguendo le linee guida IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), confrontando le metodologie per la stima delle emissioni e degli assorbimenti di gas serra negli inventari nazionali: TIER 1 (più semplice e basilare) e TIER 2 (più specifico e con un livello di complessità intermedio).
Per quanto riguarda il monitoraggio agronomico, vengono analizzati i suoli dei campi prova in diverse fasi (prima della preparazione del terreno e dopo la raccolta) per valutarne le caratteristiche chimico-fisiche e il contenuto di nutrienti. Viene campionata la biomassa delle colture (mais, foraggere) per determinare l’asportazione dei nutrienti durante il ciclo colturale e infine vengono rilevate le rese per ogni campo prova, in questo modo è possibile determinare l’efficienza dell’azoto distribuito. Inoltre, dove possibile, si monitora la qualità dell’acqua di prima falda attraverso l’installazione di piezometri.

Un dato interessante emerso riguarda le emissioni di ammoniaca (NH3) in stalla, con concentrazioni medie che variano stagionalmente (maggiore in estate con una media di 2.48 ppm rispetto all’inverno con 0.86 ppm), influenzate anche dalle attività aziendali come la mungitura e la pulizia. La stima del tasso di ventilazione e delle emissioni gassose in stalla viene effettuata anche con il metodo indiretto del bilancio della CO2.
Un altro aspetto importante discusso è il piano di concimazione, che segue un approccio dinamico per la gestione dell’azoto e del fosforo. Si basa su un piano preventivo e un aggiornamento consuntivo in base alle colture, ai nutrienti apportati dagli effluenti, dai concimi minerali e alle tecniche di distribuzione utilizzate. Vengono considerate le perdite di azoto in aria e in acqua per calcolare l’azoto efficiente. Le “best practices” per ridurre le emissioni ammoniacali includono diverse tecniche di distribuzione del liquame con differenti percentuali di riduzione delle emissioni rispetto alla distribuzione superficiale con piatto deviatore . Il progetto confronta diversi scenari per valorizzare al meglio gli effluenti zootecnici, ad esempio comparando la distribuzione con piatto deviatore e l’interramento diretto, che mostra una maggiore efficienza dell’azoto zootecnico.
Dopo le presentazioni, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di visitare l’azienda agricola Barbeno Dario, un’azienda cerealicolo-zootecnica con allevamento di vacche da latte situata in una zona vulnerabile ai nitrati. La visita ha permesso di osservare direttamente l’applicazione pratica delle “best practices” discusse e il funzionamento del sistema di monitoraggio.
I risultati presentati, non ancora conclusivi, mostrano che la metodologia utilizzata nel progetto integrato risponde agli obiettivi prefissati, consentendo una valutazione della sostenibilità ambientale dell’allevamento e dell’efficacia delle tecniche di mitigazione. Il monitoraggio proseguirà fino al 2026 per rafforzare i risultati. L’acquisizione automatica dei dati (costanza, tempestività, precisione) si conferma fondamentale per la valutazione. La gestione sostenibile degli effluenti zootecnici, supportata da un sistema di monitoraggio avanzato, rappresenta una strategia chiave per migliorare l’efficienza dell’uso dei nutrienti e ridurre l’impatto ambientale degli allevamenti in Lombardia.
Di seguito potete visionare le cinque presentazioni delle persone che hanno collaborato ai contenuti del convegno:
- Paolo Alberti – Clicca per scaricare la presentazione
- Beretta Mautone – Clicca per scaricare la presentazione
- Alberto Finzi – Clicca per scaricare la presentazione
- Silvia Motta – Clicca per scaricare la presentazione
- Giorgio Provolo – Clicca per scaricare la presentazione
