Le colline di San Colombano al Lambro offrono un contesto particolare nel panorama agricolo lombardo. In questo territorio, caratterizzato da una lunga tradizione viticola e da numerose aree agricole progressivamente abbandonate negli ultimi decenni, la coltivazione del nocciolo sta diventando una delle opportunità attraverso cui recuperare superfici marginali e restituire valore produttivo al paesaggio rurale.
In questo scenario si è svolta la giornata tecnica “Tecnologie innovative per la gestione sostenibile del nocciolo”, promossa nell’ambito delle attività di aggiornamento professionale degli interventi AKIS (SRH02 – Formazione dei consulenti) in Regione Lombardia coordinate da ERSAF e dedicata ai dottori agronomi. L’iniziativa ha unito approfondimenti tecnici, visita in campo e una dimostrazione pratica delle più recenti applicazioni dell’agricoltura di precisione.

Il ruolo del Distretto agroalimentare della Collina di San Colombano
L’apertura della giornata ha permesso di conoscere più da vicino l’esperienza del Distretto agroalimentare della Collina di San Colombano, nato nel 2022 con l’obiettivo di valorizzare il territorio attraverso una rete che oggi riunisce aziende agricole, operatori della filiera agroalimentare e realtà attive nei servizi.
A oggi il distretto coinvolge attualmente 43 soggetti e sviluppa iniziative che spaziano dalla produzione agricola alla valorizzazione turistica e ambientale del territorio.
Tra gli obiettivi principali figurano:
- il recupero dei terreni agricoli abbandonati;
- la tutela del paesaggio collinare;
- la promozione di produzioni locali identitarie;
- lo sviluppo di progettualità legate all’energia e alla sostenibilità (Comunità energetica);
- il miglioramento della fruizione del territorio da parte della comunità.
Particolare attenzione è stata dedicata alle colture tradizionali locali. Un esempio su tutti: il Pisello di Miradolo, varietà recuperata e valorizzata attraverso attività di conservazione del materiale genetico e di reintroduzione produttiva.
Anche il Mais Ganassina, varietà storicamente legata a San Colombano e impiegata nella preparazione della polenta, rientra tra le produzioni oggetto di recupero e valorizzazione. Durante l’incontro è stato detto che le rese dell’annata siano state fortemente condizionate dalla siccità.

Dal recupero degli incolti alla corilicoltura
L’esperienza del noccioleto visitato nasce proprio da un progetto di recupero di superfici precedentemente incolte.
I partecipanti hanno potuto osservare come terreni destinati a evolvere verso una condizione di bosco spontaneo siano stati riportati a una funzione produttiva attraverso interventi agronomici mirati. La coltivazione del nocciolo è stata sviluppata nell’ambito del programma Nocciola Italia, promosso dalla filiera Ferrero. Secondo quanto illustrato dai responsabili aziendali, l’obiettivo è ampliare progressivamente la superficie investita, arrivando a una dimensione economicamente sostenibile.
Un approccio agroecologico alla gestione del noccioleto
Gli aspetti agronomici sono stati approfonditi dai tecnici dello Studio Marsilea: l’impostazione segue principi agroecologici, ovvero strategie che cercano di valorizzare i processi naturali dell’ecosistema agricolo riducendo la dipendenza da input esterni. Nel caso specifico, i terreni recuperati presentavano caratteristiche particolari, infatti dopo anni di abbandono erano stati colonizzati da rovi e vegetazione spontanea e mostravano un’elevata presenza di sostanza organica, associata però a squilibri nutrizionali.
Quindi, per ristabilire condizioni favorevoli allo sviluppo delle piante sono stati impiegati ammendanti organici e correttivi minerali, con l’idea di costruire nel tempo un suolo in grado di sostenere produzioni durevoli. Anche la gestione della superficie è stata progettata per limitare il disturbo al terreno. L’inerbimento tra le file e la riduzione delle lavorazioni aiutano a preservare la struttura del suolo, limitare l’erosione e migliorare l’infiltrazione dell’acqua.
Le sfide delle coltivazioni in collina
Come gestire e come ridurre rischi nei casi di terreni a forte pendenza?
Le recenti condizioni meteorologiche, con precipitazioni intense concentrate in brevi periodi, stanno aumentando la complessità delle lavorazioni agricole sui versanti collinari.
La meccanizzazione tradizionale incontra infatti limiti operativi e di sicurezza, soprattutto nei punti più acclivi. In questo contesto stanno assumendo crescente interesse soluzioni tecnologiche che consentano di ridurre la presenza diretta delle macchine e degli operatori nelle situazioni più critiche:
- droni per la distribuzione dei prodotti;
- robot per lo sfalcio e la gestione dell’interfila;
- sistemi digitali per il monitoraggio delle coltivazioni.
Agricoltura di precisione e distribuzione dei biostimolanti con drone
Il momento centrale della giornata è stato rappresentato dalla dimostrazione pratica di trattamento mediante drone.
L’attività ha mostrato il funzionamento di un aeromobile a pilotaggio remoto equipaggiato con serbatoio e sistema di distribuzione per applicazioni agricole.

Che cosa sono i biostimolanti
Nel corso della dimostrazione è stato utilizzato un biostimolante, categoria di prodotti che si distingue dai fertilizzanti tradizionali. I biostimolanti non apportano principalmente nutrienti alla coltura, ma contengono sostanze o microrganismi capaci di stimolare processi fisiologici della pianta.
In questo caso il prodotto utilizzato era costituito da componenti a base di enzimi e composti proteici destinati a favorire la risposta della pianta agli stress ambientali favorendo l’efficienza fotosintetica, l’assorbimento e la redistribuzione dei nutrienti, l’accumulo delle riserve nell’apparato radicale, la preparazione della pianta alla stagione successiva.
Esperienze come quella di San Colombano al Lambro mostrano come le innovazioni digitali possano essere applicate anche in contesti territoriali complessi, contribuendo a mantenere attive le superfici agricole e a migliorare l’efficienza della gestione colturale.
