Ripristinare gli ecosistemi per combattere il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità, riducendo parallelamente i rischi per la sicurezza alimentare. Con l’obiettivo di adottare misure per il ripristino della natura in almeno il 20% delle aree terrestri e marine della UE. Questi i capisaldi attorno ai quali ruota la legge sul ripristino della natura (“Nature Restoration Law”) approvata dal Parlamento Europeo con 336 voti a favore, 300 contrari e 13 astensioni: una legge che non ha avuto un cammino facile, che non impone la creazione di nuove aree protette in territorio comunitario, né blocca la costruzione di nuove infrastrutture per l’energia rinnovabile, comunque ritenute di interesse pubblico. Inoltre, il Parlamento ha proposto che la normativa si applichi solo una volta che la Commissione avrà fornito dati sulle condizioni necessarie per garantire la sicurezza alimentare a lungo termine, e dopo che i Paesi dell’UE avranno quantificato le aeree da ripristinare per raggiungere gli obiettivi per ogni tipo di habitat. Il Parlamento vuole anche introdurre la possibilità di rinviare gli obiettivi di ripristino in caso di conseguenze socioeconomiche eccezionali.
Nonostante questi paletti, la legge approvata settimana scorsa rimane comunque cruciale: è la prima ad essere finalmente approvata, ribadisce un principio chiaro ed inequivocabile per la tutela degli ecosistemi comunitari, già estremamente compromessi nell’80% della loro estensione, e riconosce un valore economico nel perseguire questa scelta green (si parla di 8 euro di benefici per ogni euro investito). Inoltre si muove attorno a una sette target specifici, che vanno dal verde urbano alle barriere fluviali passando per gli insetti impollinatori, obbligando ogni stato a elaborare piani di ripristino precisi all’interno della cornice comunitaria.
