Ambiente, benessere animale e produzioni di qualità sono stati i temi al centro della giornata AKIS organizzata da ERSAF e ospitata presso l’Azienda Agricola Barelli Gabriele a Samolaco (SO), e in alpeggio aziendale all’Alpe Motta Alta a Campodolcino. È stato sia un momento di formazione tecnica che di confronto fra operatori del settore, che hanno scambiato punti di vista su quali siano le leve più efficaci per accompagnare l’evoluzione della zootecnia di montagna e il ruolo dell’alpeggio nei sistemi agroalimentari contemporanei.

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La giornata si è aperta con l’introduzione del prof. Erminio Trevisi (Università Cattolica del Sacro Cuore), che ha evidenziato il valore del contesto ospitante: un’azienda che integra la fase di stabulazione in fondovalle con il periodo estivo in alpeggio. Un modello che riflette la complessità organizzativa e gestionale della zootecnia alpina, sempre più orientata a coniugare produttività, benessere animale e sostenibilità territoriale.

Nel suo intervento, il prof. Alberto Tamburini (Università degli Studi di Milano) ha approfondito il tema della valorizzazione della zootecnia al pascolo. In ambito montano si distinguono oggi diversi modelli aziendali: le realtà che, per scelta, non praticano la monticazione tradizionale in alpeggio, e altre che continuano a praticare sistemi di allevamento misto “fondo-valle” caratterizzati da una permanenza stagionale limitata e dalle variazioni non prevedibili determinate dai cambiamenti climatici. I motivi di queste differenze sono stati approfonditi in una relazione e dal successivo dibattito che hanno messo in luce i punti di forze e le criticità dei sistemi alpicolturali.

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Il Prof. Alberto Tamburini parla della valorizzazione della zootecnia al pascolo

Tra i principali punti di forza dell’alpeggio, evidenziati nel corso della giornata:

  • latte di alta qualità: percezione da parte del consumatore di una maggiore qualità del latte e dei prodotti di montagna, sebbene da verificare con parametri misurabili;
  • ruolo nella salvaguardia ambientale, con contributi alla prevenzione dell’erosione e degli incendi;
  • conservazione della biodiversità vegetale e animale;
  • gestione del deflusso idrico e mantenimento del paesaggio, con ricadute sul turismo;
  • presidio delle aree montane e contrasto allo spopolamento;
  • manutenzione e ampliamento delle superfici agricole e foraggere.

 

Accanto a tali elementi, emergono numerose criticità, spesso interconnesse:

  • necessità di integrare l’alpeggio con strutture di stabulazione in fondovalle adeguate al benessere animale;
  • limitata disponibilità di SAU (Superficie Agricola Utilizzata), parametro fondamentale anche per l’accesso ai contributi della PAC;
  • gestione dei reflui in relazione al carico animale;
  • redditività ridotta e forte dipendenza dal lavoro familiare;
  • bassa propensione all’innovazione e difficoltà nel ricambio generazionale;
  • complessità normativa, in particolare in ambito sanitario e del lavoro.

Il dibattito che ne è seguito fra i partecipanti  ha posto l’attenzione sulla necessità di interventi integrati, calibrati sulle specificità di ciascun alpeggio: il miglioramento dell’accessibilità e delle infrastrutture, incluse le connessioni tecnologiche, e il rafforzamento del ruolo del turismo come leva economica in grado di sostenere il sistema complessivo.

In questo quadro, il pascolo non rappresenta solo una risorsa alimentare e gestionale del territorio, ma un elemento multifunzionale con implicazioni ambientali, economiche e sociali.

Un ampio spazio è stato dedicato alle innovazioni tecnologiche applicabili alla zootecnia di montagna, in una visione di investimento tecnologico che porta alleggerimento del lavoro e velocizzazione di alcune fasi del lavoro, nonché l’individuazione precoce di eventuali problematiche sulle vacche:

  • sensori a basso costo per il monitoraggio individuale degli animali (produzione e qualità del latte, flussi, parametri fisiologici);
  • sistemi di Precision Livestock Farming (PLF), con collari per rilevare attività motoria, ruminazione e condizioni corporee;
  • tracciamento dei movimenti e utilizzo di recinzioni virtuali (ancora in fase sperimentale);
  • tecnologie di remote sensing per l’analisi dei pascoli;
  • strumenti per la conservazione e gestione dei foraggi.

 

A seguire, il dott. Gabriele Iussig ha approfondito la gestione multifunzionale del pascolo, affrontando il tema della sostenibilità economica e delle prospettive future dell’alpicoltura. È emerso come la crescente complessità del contesto, tra le quali la difficoltà di reperire manodopera qualificata, la sempre più crescente pressione normativa e la gestione dei grandi carnivori, richieda un approccio strutturato alla pianificazione.

La pianificazione dell’alpeggio inizia dalla redazione di un documento tecnico che definisce lo stato attuale, gli obiettivi e le azioni operative, rappresenta uno strumento fondamentale per orientare le scelte gestionali e per darvi continuità. In questo ambito assumono rilievo elementi quali la zonizzazione dei pascoli, la definizione dei carichi animali e l’analisi della composizione botanica e delle condizioni del suolo.

Nel corso dell’intervento è stato inoltre evidenziato come le strategie di diversificazione del reddito, come l’attività turistica o la trasformazione aziendale, possano generare nuove opportunità ma anche introdurre ulteriori conoscenze e attenzioni, in particolare sul piano sanitario e organizzativo.

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I partecipanti alla giornata salgono al pascolo dell’alpeggio

L’azienda

Tutti i presenti hanno apprezzato la qualità e la scelta dell’azienda Barelli Gabriele. Gabriele, uno dei due fratelli titolari, ha spiegato ai presenti le scelte della loro attività: come l’utilizzo di nutrire con fieno fasciato soltanto gli animali in asciutta, la scelta di autoprodurre – a fondovalle e in quota – tutto il fieno utilizzato e quindi di concimare i prati con il letame e il liquame degli stessi animali allevati. Si tratta di un’azienda giovane con manze da carne e vacche da latte che producono dai 20 ai 28 litri di latte al giorno. La produzione dell’azienda è molto orientata al fresco, poiché rispecchia la richiesta dei consumatori: latte, yogurt, mozzarelle senza lattosio e formaggi freschi come ricotte e crescenze. I formaggi stagionati vengono commercializzati come prodotti a marchio aziendale. QUI TROVI IL VIDEO dell’alpeggiatore.

Infine, il titolare dell’azienda ha parlato dei carichi di lavoro molto alti e dei costi difficilmente sostenibili, anche nel caso dell’adozione di tecnologie innovative, esplicitando la necessità di aiuti a livello pubblico. La scelta di questa realtà improntata alla cura e alla gestione del territorio include compiti, come lo sfalcio in montagna, molto onerosi ma rimarcano le funzioni del settore zootecnico in montagna, un ecosistema molto delicato.