Il 2026 è stato proclamato dalla FAO e dall’ONU Anno internazionale dei Pascoli e dei Pastori, sottolineando il valore dei pascoli e dell’attività della pastorizia per la tutela della biodiversità, della sicurezza alimentare e la mitigazione dei cambiamenti climatici. E molto di più

Un nuovo e anno e un nuovo riconoscimento: il 2026 è stato infatti proclamato Anno internazionale dei Pascoli e dei Pastori – una scelta fortemente voluta dall’ONU e promossa dalla FAO – nell’ottica di legare il valore dei pascoli e dell’attività della pastorizia alla tutela della biodiversità, della sicurezza alimentare e della mitigazione dei cambiamenti climatici. Considerazioni che si uniscono necessariamente alla tutela dell’attività della pastorizia come elemento di cultura immateriale, presente in forme diverse ma comune a tutto il mondo.

Per l’occasione è stato creato un sito in cui monitorare da vicino, e a livello globale, tutte le attività in programma nel corso del 2026, a partire dai numerosi convegni, congressi e occasioni di incontro che riuniscono oltre cento nazioni a fianco di quattrocento diverse organizzazioni.

“Dobbiamo ascoltare e incoraggiare donne, giovani e organizzazioni pastorali a partecipare alle decisioni che plasmano le loro terre e i loro mezzi di sussistenza” – ha spiegato il direttore generale della FAO Qu Dongyu. – “Perché troppo spesso le loro voci rimangono inascoltate o ignorate, e il loro contributo sottovalutato. Dobbiamo salvaguardare i pascoli attraverso una governance responsabile, il ripristino e gli investimenti, e sostenere le persone che li gestiscono: per tutto l’anno, la FAO lavorerà a stretto contatto con i governi e tutti i partner per promuovere il lavoro sui pascoli e sui pastori” attorno a quattro diversi capisaldi: migliore produzione, migliore nutrizione, migliore ambiente e una vita migliore.

Se anche l’Italia fronteggia una serie di difficoltà, soprattutto legate ai cambiamenti climatici e alla scarsità d’acqua che rende complessa la vita in alpeggio, dall’altro si è assistito a una rinascita dell’interesse da parte delle giovani generazioni alla sfera della pastorizia, che in Lombardia risulta essere una pratica vitale sia nella protezione del territorio che per la sua valenza socioculturale.

Come si legge nel sito Buonalombardia, che ha dedicato un’apertura all’Anno internazionale dei Pascoli e dei Pastori: “Alcune comunità pastorali, in particolare nelle province di Bergamo e Brescia, praticano ancora oggi la transumanza ovina, guidando le greggi dalla pianura Padana fino ai pascoli alpini degli alpeggi. Queste pratiche rappresentano non solo un modo antico di allevare, ma anche una visione ecologica e sociale del rapporto tra uomo, animale e territorio. Custodirle significa mantenere vivi i legami tra pianura e montagna, tra passato e futuro…