Come è arrivato l’insetto in Italia/Lombardia?

La notizia riportata da numerosi giornali, riguardo l’arrivo dell’insetto attraverso gli aerei atterrati a Malpensa è una fake news. 

L’origine dell’infestazione è sconosciuta, infatti non ci sono prove per attribuire con certezza l’introduzione accidentale dell’insetto ad un particolare mezzo di trasporto o ad una particolare merce. Il Servizio fitosanitario della Lombardia ha però le prove che la Popillia japonica non è arrivata a Malpensa. Infatti, quando sono stati rinvenuti i primi esemplari nel 2014, nei pressi dell’aeroporto di Malpensa dell’insetto non c’era traccia, mentre in altri areali si contavano già decine di migliaia di adulti.

ERSAF può fare interventi in giardini o aree private?

No, ERSAF ha in carico l’attuazione del piano di controllo territoriale che non comprende giardini e aree private, sulla pagina internet dedicata a Popillia japonica sono disponibili le schede tecniche.

Quante trappole avete posizionato? e in che area? 

Dagli ultimi giorni di maggio gli adulti di Popillia japonica cominciano ad emergere dai prati e dai giardini dove hanno trascorso l’inverno allo stadio di larva.

Come negli anni precedenti, da quando cioè nel 2014 il coleottero di origine giapponese è stato ritrovato in un’area del parco del Ticino al confine tra Lombardia e Piemonte, il Servizio fitosanitario di Regione Lombardia ha messo in atto il piano di controllo in accordo con gli standard fitosanitari nazionali e internazionali. 

Nell’area in cui è stata rilevata nel 2019 la presenza dell’insetto, nelle province di Como, Milano, Monza e Brianza, Pavia e Varese, i tecnici del Servizio fitosanitario stanno collocando 2500 trappole formate da un treppiede ricoperto da una rete impregnata di insetticida. Si tratta dell’uso della metodologia “Attract and Kill”; gli insetti vengono attirati verso la trappola da uno specifico attrattivo e muoiono dopo essere venuti a contatto con la rete.

Per l’utilizzo di questo tipo di trappola i Servizi fitosanitari di Lombardia e Piemonte hanno chiesto e ottenuto una particolare autorizzazione dal Ministero della salute in accordo con i Ministeri dell’Ambiente e dell’agricoltura. 

Secondo gli studi condotti dal CREA-DC, organo scientifico del Servizio fitosanitario nazionale, ogni trappola può eliminare fino a 26.000 adulti di Popillia japonica ogni giorno.

Sono state inoltre collocate anche trappole verdi e gialle formate da un barattolo di plastica per lo studio del ciclo dell’insetto nei nostri areali.

Per entrambe le tipologie di trappole il Servizio fitosanitario chiede la collaborazione dei cittadini affinché non vengano manipolate, spostate o sottratte.

Perché le trappole sono vicino ai campi dove non ci sono popillie e non lungo le strade dei paesi dove abbondano alberi da frutto e altre piante molto attrattive?

L’attrattivo utilizzato è molto efficace e attira gli adulti di Popillia japonica presenti in un raggio molto ampio, si stima di alcune centinaia di metri. Purtroppo, non tutti gli insetti attirati arrivano a contatto con la trappola perché vengono distratti dalla vegetazione presente nelle vicinanze. Quindi, il danno sulla vegetazione attorno alla trappola può aumenta in modo considerevole. Le trappole collocate dal Servizio fitosanitario rientrano in un piano territoriale che ha lo scopo di abbassare la popolazione presente nell’area e contenere l’espansione dell’insetto. Vengono collocate dove creano il minor disagio possibile.

L'area infestata è aumentata rispetto allo scorso anno? 

Popillia japonica è un insetto molto mobile, leggero e nel corso della stagione raggiunge popolazioni molto consistenti. Viste queste caratteristiche, si può considerare che le azioni messe in atto dai Servizi fitosanitari di Lombardia e Piemonte dal 2014 ad oggi sono riuscite in modo efficace a rallentarne la diffusione. E’ un insetto con il quale dovremo imparare a convivere, come fanno negli Stati Uniti dove è presente da oltre 100 anni. Sicuramente ogni anno l’area interessata al problema diventa sempre più ampia, ma Regione Lombardia ha finanziato progetti di ricerca con diverse università italiane e contiamo che a breve vengano individuate strategie di controllo ancor più efficaci e a basso impatto ambientale.

Quando è prevista la massima "esplosione" della presenza di Popillia japonica? 

L’andamento della popolazione è molto soggetto alle condizioni metereologiche, generalmente le popolazioni più consistenti si registrano tra fine giugno e inizio luglio. Quest’anno le alte temperature della primavera sembra che abbiano anticipato leggermente il ciclo.

Danni. A quanto ammonta la stima? Già arrivate richieste di rimborso da parte degli agricoltori? 

Fino all’anno scorso in Lombardia Popillia japonica ha creato fastidi ad orti e giardini e problemi ai campi sportivi, in particolare, a quelli da calcio che in più casi hanno dovuto essere riseminati. Nelle coltivazioni di mais e soia non ha ancora superato la soglia di trattamento, ma ampliandosi l’areale di presenza in futuro ci potrebbero essere problemi anche per frutteti e vigneti professionali.

Come viene fatta l’informazione in Lombardia?

L’informazione viene fatta tramite la cartellonistica delle trappole e quella posizionata nei siti a rischio di diffusione passiva come i parcheggi e con notizie sui siti e sui social delle istituzioni coinvolte. Anche l’Ente Parco naturale lombardo della valle del Ticino, che collabora con il Servizio fitosanitario fin dal primo ritrovamento di Popillia japonica, è impegnato nelle azioni di sensibilizzazione e informazione.

I cittadini lombardi possono ricevere informazioni e segnalare la presenza dell’insetto anche tramite l’app FitoDetective creata dal Servizio fitosanitario e scaricabile gratuitamente dalle piattaforme Play Store e App Store 

 

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