Il luppolo occupa certamente un posto di primo piano dal momento che la produzione e commercializzazione della birra in Lombardia è in continua crescita ed il luppolo ne costituisce un ingrediente fondamentale. La coltivazione di varietà locali risulta pertanto un fattore essenziale per la produzione di birre artigianali di qualità e a filiera corta.

Il luppolo e la sua coltivazione sperimentale in poli dimostrativi, per dare impulso alla filiera della birra agricola, sono oggetto di un progetto esecutivo di ERSAF, di durata quinquennale, approvato con Decreto del Direttore n. 453 del 04 giugno 2019, a cui si rimanda per tutti gli approfondimenti. Si riporta qui di seguito uno stralcio con le informazioni principali sulla coltura e sullo sviluppo della filiera.

Ad oggi la coltivazione di luppolo sul territorio italiano è ancora molto limitata: i luppoleti presenti sono caratterizzati da appezzamenti ridotti solitamente di natura sperimentale, pochissimi dei quali riescono a stento a coprire il fabbisogno di un piccolo birrificio artigianale. Secondo dati del CREA, a tutto maggio 2018 sono stati censiti in Italia 84 luppoleti commerciali, corrispondenti a quasi 40 ettari di superficie coltivata. 

A livello nazionale il fabbisogno di luppolo viene soddisfatto per circa di 90% da prodotto importato, da Paesi europei e non e proviene da varietà selezionate fondamentalmente nel nord Europa dove la cultura della birra è maggiormente diffusa (Germania, Inghilterra, Repubblica Ceca, ecc.), in America e in Nuova Zelanda. 

Queste varietà di origine straniera e dalle caratteristiche ormai ben definite sono generalmente impiegate sia nei birrifici industriali che nei micro birrifici artigianali e, salvo qualche eccezione, coltivate anche dai piccoli produttori locali.  Mancano al momento varietà autoctone selezionate che potrebbero apportare un rilevante valore aggiunto alla produzione di luppolo anche se qualche sperimentazione è già stata avviata.   

Al riguardo, a partire dal 2012 infatti l’Università di Parma sta conducendo un progetto di ricerca in collaborazione con Italian Hops Company, nella località di Marano sul Panaro in provincia di Modena, con l’obiettivo di selezionare varietà autoctone italiane di luppolo da poter utilizzare nel processo di birrificazione e caratterizzare le birre 100% Made in Italy.

La diffusione di queste varietà trova al momento un limitato riscontro tra gli agricoltori che per la maggior parte, anche per scarsa informazione, preferisce ancora utilizzare varietà di origine estera.   

Le produzioni medie di un luppoleto si aggirano intorno a 13/20 quintali/ettaro di infiorescenze essiccate.   Il luppolo industrialmente viene utilizzato solo dopo la sua trasformazione in pellet, mentre è utilizzato tal quale (come fiore) solo nelle produzioni artigianali di birra. In questo caso ne sono necessari da 1000 a 1500 grammi ogni 1000 litri di birra, a seconda dello stile. 

I prezzi delle varietà aromatiche commercializzate che si aggirano mediamente tra i 40 -80 €/kg (o anche più per le varietà particolarmente pregiate), lasciano intuire un mercato piuttosto interessante. 

Tenuto conto che il luppolo è una specie piuttosto rustica e frugale e che si adatta a molteplici situazioni pedo-climatiche, la sua coltivazione può costituire un’alternativa o un’integrazione a livello aziendale e/o territoriale agli indirizzi agricoli tradizionali soprattutto per le micro, piccole e medio imprese, a maggior ragione se localizzate in territori montani e/o svantaggiati.

Va comunque considerato che la coltivazione di questa specie in ambito italiano e lombardo in particolare è ancora nella fase iniziale e per conseguire obiettivi di tipicizzazione della produzione adeguati alla valorizzazione di una produzione di birra artigianale, le conoscenze ed esperienze sia per gli aspetti agronomici che per l’adattabilità ed i risultati attenibili dalle diverse cultivar di luppolo ad oggi sono scarse e frammentate. 

I costi d'impianto, raccolta, pulitura, trasformazione sono inoltre piuttosto elevati (oltre 300 ore di lavoro/ha/anno); conseguentemente è ragionevole ritenere che la coltivazione del luppolo, particolarmente dove scarseggia la meccanizzazione, sia economicamente conveniente solo dove l'indubbia qualità ottenibile può costituire un alto valore aggiunto al prodotto.

Informazioni sul progetto Luppolo

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