La riscoperta delle colture alternative

Dopo decenni di sviluppo e diffusione incontrastata di sistemi colturali intensivi e semplificati, basati sulla coltivazione di poche specie vegetali, si sta diffondendo un ritorno ad una maggior diversificazione colturale, come risposta alla progressiva perdita di competitività e di produttività di tali modelli agricoli. Le difficoltà di mercato, dovute a prezzi stagnanti e costi di produzione invece crescenti, insieme alle pressioni ambientali e dell’opinione pubblica per una agricoltura più sostenibile spingono le aziende a ricercare nuove soluzioni per conservare la loro competitività. Al tempo stesso aumenta l’attenzione da parte dei consumatori, delle reti commerciali e dell’industria di trasformazione per le produzioni locali (“made in Italy”); infine, la difficile situazione economica generale ha spinto, in certa misura, a un ritorno all’agricoltura da parte soprattutto di giovani, che intravvedono in essa un’opportunità imprenditoriale che spesso si rivolge verso produzioni non tradizionali per gli ambienti in cui sono effettuate o verso il recupero di coltivazioni abbandonate negli ultimi decenni, ma capaci di coprire una domanda che cresce. .

In questo quadro si assiste pertanto ad un rinnovato interesse per  colture alternative (come nocciole, castagne, altra frutta in guscio, zafferano, luppolo, piante da fibra, colture officinali e aromatiche, quinoa, cereali minori ecc. che in molti casi non richiedono grandi superfici e investimenti per essere avviate e si adattano favorevolmente a terreni marginali, pedemontani e periurbani, a volte considerati “difficili”, che altrimenti verrebbero abbandonati, trasformandoli in una nuova opportunità. 

La diffusione di queste colture aiuta dunque la diversificazione del paesaggio rurale, crea opportunità occupazionali e di sviluppo di filiere produttive, consente la realizzazione di produzioni di qualità, ottenute rispettando standard ambientali superiori e che hanno caratteristiche nutrizionali e tecnologiche migliori, incontrando così la richiesta dell’industria agroalimentare e dei consumatori. 

 Le colture alternative in Lombardia

In Lombardia, le colture che in base ai dati del Sistema Informativo Agricolo Regionale stanno destando un crescente interesse sono circa una sessantina.

Guardando al numero di aziende e alla  superficie investita, si nota  la diffusione dei piccoli frutti quali Ribes, Ribes Rosso, Uva Spina, Mora, Lampone, Mirtillo, Alchechengi, Bacche di Goji  con oltre 3.000 aziende e quasi 400 ha, della frutta da guscio, noce, nocciolo e mandorlo (circa 700 aziende, per oltre 300 ha), seguiti dai grani “antichi” Grano saraceno, Miglio, Segale, Quinoa (200 aziende circa,  per 450 ha), e da canapa e lino (oltre 150 aziende per quasi 250 ha). C’è inoltre una certa diffusione anche di piante sia aromatiche che officinali (complessivamente quasi 200 aziende e 90 ha c.a) e un discreto interesse anche per il bambù (quasi un centinaio di aziende in circa 150 ha).

Se invece si considera il trend dell’andamento delle superfici investite nell’ultimo decennio (2009-2018) spiccano in particolare il grano saraceno (+432%), il nocciolo (+174%), il luppolo (pochi ettari investiti, ma in costante crescita), la canapa e il lino (oltre 1800%) e lo zafferano (+278%). Il trend, che in generale è in crescita per tutte le colture alternative, appare meno significativo solo per i piccoli frutti (lampone, mora, ribes e ribes rosso), che si erano già affermati in precedenza. Va peraltro osservato che presumibilmente, in molti casi, le superfici realmente investite con queste colture sono superiori, o perché coltivate da soggetti che non sono imprenditori agricoli professionali o perché non dichiarate. Tutte le province della Lombardia sono interessate dalla diffusione delle colture alternative.

In rapporto alla superficie agricola totale provinciale, il loro ruolo appare particolarmente evidente nelle provincie di Varese e a seguire, Monza e Brianza, Lecco e Milano, sottolineando l’interesse per queste coltivazioni nella fascia pedemontana della Lombardia. 

Prospettive future

Il trend delle superfici delle colture minori in Lombardia già in costante crescita, è in linea con gli andamenti di mercato, che mostrano prospettive molto favorevoli in termini sia di quote di mercato acquisibili (aumento della domanda nazionale e rapporto import/export) sia di prezzo di vendita per il prodotto italiano, sempre particolarmente apprezzato.

L’aspetto carente che accomuna molte delle colture alternative e che quindi necessita di sviluppo e attenzione, è quello della “filiera”, ovvero di processo che unisce i necessari passaggi dalla coltivazione al consumo, passando per la raccolta, il ritiro, la trasformazione e lavorazione, la conservazione, e la distribuzione al consumatore. Su questi aspetti c’è ancora molto lavoro da fare, investendo sull’innovazione, lo sviluppo e il trasferimento delle conoscenze e delle competenze tecniche, la formazione professionale e la strutturazione delle filiere. L’interesse per le colture e l’incremento delle superfici investite consentirà in seguito di accedere alle OCM e stimolerà anche lo sviluppo delle tecnologie applicate per la raccolta e la trasformazione oltre a quello della distribuzione.

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