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Le api svolgono da sempre un ruolo importantissimo per il nostro pianeta, basti pensare che proprio grazie all’impollinazione che la maggior parte delle piante continua a rigenerarsi. Grazie a questo processo, infatti,  il polline viaggia da un fiore all’altro permettendo la riproduzione delle pianteò

Attraverso la propria attività, le api garantiscono al pianeta un aumento della biodiversità che altro non è se non la presenza di specie vegetali diverse fra loro. Questa è vitale per la nostra sopravvivenza in quanto costituisce un elemento di notevole importanza per la salute e l’equilibrio degli ecosistemi naturali. La perdita di biodiversità, infatti, spesso riduce la produttività degli ecosistemi e contribuisce a destabilizzarli indebolendo tra l’altro la loro funzione di contenimento dei disastri naturali e di mitigazione dei danni provocati all’ambiente dall’uomo come l’inquinamento e le modificazioni al clima.

Le api rappresentano, inoltre, una preziosa fonte di reddito diretto per l’uomo, che le gestisce tramite l’attività dell’apicoltura. Secondo i dati raccolti dalla FAI-Federazione Apicoltori Italiani, al 2020 in Italia sono presenti 56.665 proprietari di alveari, con 1.835.776 colonie (1.579.776 alveari e 256.000 sciami, 2 milioni di api regine e 80 miliardi di api operaie): siamo il quarto Paese su scala europea, con un valore ecosistemico di 150 miliardi di euro. I numeri sopra citati, in crescita costante, riguardano un indotto articolato di produzioni dell’alveare (miele, polline, pappa reale, propoli, idromele), servizi di impollinazione all’agricoltura e all’ambiente, tecnologie e attrezzature apistiche, laboratori per le analisi del miele, ricerca specializzata e un’ampia parte di società che guarda agli apicoltori come esempio didattico nelle scuole.

Le api domestiche e selvatiche sono responsabili di circa il 70% dell’impollinazione di tutte le specie vegetali viventi sul pianeta tra cui le specie di interesse agricolo coltivate dall’uomo. Indicativamente, delle 100 specie di colture che forniscono il 90% del fabbisogno alimentare mondiale, 70 sono impollinate da api.

Apicoltura e agricoltura sono quindi correlate e dipendono strettamente una dall’altra. Da una parte, le api garantiscono l’impollinazione efficiente e la produzione della maggior parte delle colture e, dall’altra, le piante coltivate offrono buone fonti di alimentazione e possibilità di bottinatura per le api.

Purtroppo, a causa dell’aumento esponenziale dell’inquinamento, dei cambiamenti climatici, e proprio di alcune scelte della moderna agricoltura come la monocultura, l’eliminazione delle siepi e degli elementi naturali del paesaggio, l’impiego sregolato dei fitofarmaci, nonché l’alterazione e la frammentazione delle aree naturali, l’ambiente è divenuto inospitale per la maggior parte degli insetti pronubi, e nel corso degli anni il numero delle api si è notevolmente ridotto. Si evidenzia, quindi, come la prassi agricola possa avere un’influenza determinante sullo sviluppo delle colonie.

È per questo motivo che la salvaguardia e la tutela verso questa specie è diventata molto importante.

 

 

Biologia e Habitat

SPECIE 🐝

la razza più diffusa e allevata nel nostro territorio è l’Apis mellifera ‘ligustica’ o "ape italiana”, la quale di fatto ha origine nel nord Italia. Le operaie sono caratterizzate dai segmenti dell'addome giallo-chiaro e i peli di colore giallo, specialmente i maschi; le regine invece sono giallo-dorato oppure color rame.

Si tratta di una razza particolarmente operosa, docile, poco portata alla sciamatura. Tende al saccheggio ed alla deriva da un'arnia all'altra. L'Apis mellifera ligustica è considerata l'ape industriale per eccellenza in quanto è altamente produttiva. Non è raro trovare, soprattutto nelle zone collinari o pedemontane, anche la razza ‘carnica’, più scura e normalmente più docile della razza ‘ligustica’.

 

HABITAT 🐝🌸

Le api europee prediligono ambienti con un'abbondante offerta di piante da fiore, come prati, aree boschive aperte e giardini. Possono sopravvivere nelle praterie, nei deserti e nelle zone umide in presenza di acqua, cibo e riparo sufficienti. Hanno anche bisogno di luoghi adatti per costruire alveari, e in particolare le specie selvatiche prediligono le cavità presenti negli alberi. Nei climi temperati più freddi, il sito dell'alveare deve essere abbastanza grande per le api e per la conservazione del miele in modo che queste possano avere scorte a sufficienza per superare l’inverno.

 

CICLO BIOLOGICO 🐝

Il ciclo vitale dell’Apis mellifera è caratterizzato da 4 fasi principali:

  • uovo,

  • larva,

  • pupa

  • adulto.

Il tempo di sviluppo totale per l’ape regina è di 16 giorni, 21 giorni per l’ape operaia e circa 24 giorni per il fuco.

La prima fase di sviluppo è costituita dall’uovo che è molto piccolo e nella forma ricorda i semi di papavero. La schiusa avviene generalmente dopo tre giorni dalla deposizione.

Lo stadio larvale dura fino a circa nove giorni. Durante questa fase, la larva appena uscita dall’uovo è microscopica, senza zampe né occhi. Per i primi due giorni, viene alimentata con pappa reale. Durante il terzo giorno, le larve che sono destinate a svilupparsi in api regine continuano a nutrirsi di pappa reale, mentre quelle che si trasformeranno in api operaie si nutrono di miele, acqua e polline. Lo stadio larvale dell’ape regina ha una durata di 5,5 giorni, quello dell’ape operaia di 6 giorni e quello del fuco di 6,5 giorni.

Nello stadio di pupa avviene un’importante riorganizzazione dei tessuti. Il corpo, dapprima in condizione larvale, è ora diviso in tre parti distinte. Questa fase di solito dura per 7,5 giorni per l’ape regina, 12 giorni per le api operaie e 14,5 giorni per i fuchi e il passaggio a questo stadio viene segnato dalle api mediante la chiusura delle cellette con un sottile strato di cera.

A questo punto tutti e tre i tipi di ape, rompendo il sottile strato di cera, sfarfallano, raggiungendo lo stadio adulto, e sono in grado di svolgere i loro compiti.

Le api regine depongono le uova quasi ininterrottamente per tutto l’anno, fermandosi nel tardo autunno quando il clima diventa più freddo per poi riprendere in gennaio-febbraio a seconda del decorso stagionale. Una regina particolarmente fertile può deporre fino a 2000 uova al giorno in piena stagione e 200.000 uova nel corso della sua vita. Le api operaie attraverso la costruzione delle cellette, più o meno grosse, possono indurre la regina a deporre uova da fuco o da operaia. Se le cellette sono di maggiori dimensioni, la regina è indotta a deporre uova che non feconda e di conseguenza, le larve si sviluppano fino a diventare fuchi che saranno aploidi (hanno solo un gruppo di cromosomi = n). Le uova fecondate sono invece diploidi (hanno due gruppi di cromosomi= 2n) e danno origine ad api operaie o nuove regine, a seconda di come vengano nutrite durante lo stadio larvale.

A volte, dall’inizio del periodo primaverile fino alla fine di maggio-inizio giugno, può verificarsi il fenomeno della “sciamatura”. Le api operaie della colonia avviano l’allevamento di numerose larve di regina e in seguito, poco prima che queste nascano, l’attuale ape regina che depone le uova, abbandona l’alveare, portando con sé fino a metà delle operaie. Questo sciame, solitamente, forma una colonia temporanea in un’area vicina, su una pianta o su altri sostegni mentre le operaie vanno in cerca di un luogo adatto alla costituzione di un nuovo alveare. Normalmente interviene l’apicoltore che recupera lo sciame inserendolo in una nuova arnia e la forza di questo sciame è imparagonabile: la capacità e velocità di costruire nuovi fogli cerei è risaputa. Nel frattempo, al vecchio alveare, le nuove regine emergono dalle loro celle. Solitamente la prima che sfarfalla elimina le altre ancora nelle celle tramite una puntura. Se sfarfallano in contemporanea o poco dopo, può succedere che si abbia una seconda sciamatura. La nuova regina prima di cominciare a deporre le uova deve compiere il “volo nuziale” durante il quale, in volo, viene fecondata da 7 o 8 fuchi. In seguito rientra nell’alveare e dopo un periodo variabile tra 3 e 10 giorni circa, comincia a deporre le uova. La regina rimarrà nell’arnia e non uscirà più se non durante una sciamatura.

La tendenza alla sciamatura è una caratteristica ereditaria, ma può essere influenzata da altri fattori. Tra le principali cause interne si annoverano l’età della regina, lo spazio disponibile e lo stato di salute. Più la regina è vecchia, più alta sarà la tendenza a sciamare anche perché la concentrazione di feromone (sostanza chimica) che viene emanata dalla stessa e che tiene sotto controllo le api operaie tende ad attenuarsi con il passare degli anni. Lo spazio è un altro fattore limitante per la famiglia e incide sulla tendenza alla sciamatura in primavera, in quanto i raccolti sono abbondanti e, quindi, tende a scarseggiare. Anche le malattie possono incidere su questo fenomeno. Fra i fattori esterni, invece, si annoverano il clima, l’abbondanza o meno di raccolto, la posizione dell’arnia e l’insolazione.


 

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