Descrizione del trattamento
Le tecniche di
fitodepurazione sono ispirate ai principi e ai processi di
depurazione caratteristici delle zone umide, da cui deriva il
termine "constructed wetlands" o zone umide ricostruite.
La rimozione dell'azoto avviene attraverso processi di tipo chimico
e biologico: nitrificazione/denitrificazione, volatilizzazione
dell'ammoniaca, assorbimento della piante, adsorbimento del
substrato.
Si applica alla frazione liquida dei liquami zootecnici che
devono essere sottoposti a un trattamento di separazione e di
sedimentazione.
Queste tecniche sono consolidate dal punto di vista del processo in
quanto ampiamente utilizzate nel settore civile, hanno ridotto
impatto ambientale, consumi energetici modesti o nulli, assenza di
odori e rumori molesti. Per contro richiedono elevate superfici,
sia in senso assoluto, sia rispetto ad altre tipologie di
impianto.
L'obiettivo del trattamento va dalla semplice riduzione del carico
organico e azotato alla depurazione completa con scarico in acque
superficiali, quando utilizzata come trattamento secondario o
terziario.
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Classificazione rispetto alle migliori tecniche disponibili (MTD):
Sì
Queste tecniche non vengono menzionate. |
Avvertenze - controindicazioni
tal quali ma solo dopo un efficace trattamento di riduzione del carico organico e dell'azoto. |
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| Nota La fitodepurazione, per gli effluenti di allevamento, di norma costituisce la fase finale di trattamenti più complessi. |
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Principio di funzionamento
La
fitodepurazione è un sistema biologico di trattamento delle
acque reflue, basato sulla ricostruzione di un ecosistema
naturaliforme in ambiente umido o sommerso. La compresenza di
vegetali e microorganismi permette lo svolgimento di meccanismi di
depurazione degli inquinanti. L'azoto viene rimosso attraverso il
metabolismo batterico, per assorbimento della piante e per
sedimentazione. Anche se l'assorbimento da parte delle piante
può avere un effetto significativo, la maggior parte della
rimozione dell'azoto è attribuibile alla denitrificazione
batterica. Il ruolo delle piante è quello di fornire un
substrato e una fonte di carbonio organico per i microorganismi
denitrificanti.
Dato che l'azoto negli effluenti è in forma organica o
ammoniacale, è necessaria una preventiva azione ossidativa che
può essere favorita anche da passaggi successivi in bacini di
fitodepurazione di diverso tipo.
In ogni caso, gli effluenti di allevamento non possono essere
convogliati direttamente nei bacini di sedimentazione per diversi
motivi.
Innanzitutto il carico organico è troppo elevato. Questo
parametro, misurato come la domanda biologica di ossigeno in 5
giorni (BOD5 non deve superare valori di 5000 mg.l-1. Considerando
che l'effluente tal quale ha valori di circa 6 volte superiori
è necessario preventivamente ridurre il valore del BOD5 con un
abbattimento di circa l'80%.
Inoltre, il carico massimo di azoto che può essere accettabile
dall'ecosistema che si instaura è dell'ordine dei 100 mg.l-1.
Cioè 10-50 volte inferiore rispetto all'effluente tal
quale.
Infine, il contenuto in solidi deve essere molto basso perché
altrimenti saturerebbe rapidamente la porosità dei letti di
fitodepurazione compromettendone la funzionalità.
Quindi, la fitodepurazione è adatta come trattamento a valle
di altri sistemi di rimozione del carico organico, dell'azoto e dei
solidi in vista di un eventuale scarico nelle acque superficiali o
utilizzo irriguo dell'effluente. In ogni caso sono necessarie
superfici di impianto dell'ordine di alcuni m2 per ogni m3 di
liquame prodotto all'anno.
I sistemi di fitodepurazione più diffusi sono a flusso
superficiale, con piante natanti o radicate e dove il refluo viene
immesso in continuo e scorre a pelo libero, a flusso
sottosuperficiale orizzontale e a flusso sottosuperficiale
verticale. Sono vasche contenenti materiali inerti ad elevata
porosità su cui radicano le piante. Negli impianti a flusso
sottosuperficiale, il refluo, il cui scorrimento può essere
orizzontale o verticale, è mantenuto costantemente sotto la
superficie dell'impianto evitando lo sviluppo di odori molesti, di
insetti e le possibili gelate invernali.
Le essenze vegetali utilizzate (a es. Phragmites australis, Typha
latifolia) hanno buona resistenza a carichi organici elevati, buona
capacità di crescita, notevole apparato radicale che fornisce
un'ampia superficie di contatto con il refluo.
Prestazioni
Le efficienze di rimozione
degli impianti di fitodepurazione risentono dei carichi in
ingresso. E' possibile ottenere alimentando con effluenti diluiti e
dopo pretrattamento valori di rimozioni dell'azoto in ingresso del
40-70%. Nel caso di fitodepurazione di acque reflue a basso carico
organico si possono ottenere rendimenti superiori. Una parte
dell'azoto viene assorbito dalla vegetazione e, per essere
effettivamente rimosso, si deve prevedere il trasporto al di fuori
dell'azienda del materiale sfalciato periodicamente.
Considerazioni operative
Il liquame deve
subire preliminarmente un processo di separazione e di
sedimentazione. Il refluo viene pompato negli impianti di
fitopurazione, costituiti da vasche riempite di substrato
permeabile su cui vengono insediate la piante palustri. Uno schema
impiantistico frequentemente proposto prevede una prima vasca con
flusso verticale alimentata dall'alto, ad intermittenza, in modo
che percoli lentamente e sia raccolto sul fondo da una rete di
tubi drenanti. Il drenaggio richiama aria all'interno creando fasi
alterne aerobiche e anaerobiche che favoriscono i processi di
nitrificazione/denitrificazione. Nella seconda vasca il refluo
viene distribuito da un lato del bacino, defluisce seguendo la
pendenza del fondo e viene raccolto da un tubo di drenaggio nel
lato opposto. Infine il refluo depurato viene avviato alle vasche
di lagunaggio e successivamente all'uso agronomico.
L'efficienza degli impianti è maggiore d'estate. E' possibile
utilizzare gli impianti di fitodepurazione per il trattamento delle
acque reflue dagli impianti di mungitura