Attività

L’avvio delle attività ERSAF nel SIN Brescia-Caffaro ha avuto una importante fase preparatoria, che di fatto ha impegnato l’intero 2013, necessaria per definire il programma delle attività, avviare contatti con le aziende e i professionisti attivi nel settore del bio e fito-rimedio, partecipare a incontri pubblici, workshop, corsi formativi attinenti al tema ed effettuare sopralluoghi nel SIN per verificare lo stato dei terreni dopo oltre 10 anni di non utilizzo a seguito dei divieti imposti dalle reiterate ordinanze comunali.

Molto tempo è stato dedicato a stabilire e consolidare i contatti con gli agricoltori e i cittadini bresciani che vivono entro la zona d'intervento. Superare la consolidata diffidenza degli agricoltori nei confronti delle istituzioni è stato infatti necessario per ottenere il consenso all'utilizzo dei loro terreni, imprescindibile prerequisito per il successo del progetto. 

L'avvio delle attività in campo, inizialmente previsto per fine 2013-inizio 2014, ha subito ritardi per vari motivi di natura pratica (difficoltà di ottenere il consenso alle operazioni da parte dei proprietari dei terreni, necessità di istruire gare d’appalto per l'assegnazione dei servizi, etc.) e, per quanto riguarda l’azione dedicata al biorimedio, per la necessità far precedere la sperimentazione da un’indagine mirante ad approfondire la conoscenza dei diversi congeneri di PCB, diossine e furani, più gli eventuali altri contaminanti presenti, e a definire la loro distribuzione spaziale nelle aree prescelte per la sperimentazione.

 

Negli anni intercorsi dalla sottoscrizione dell’Accordo di Programma, la mancanza di pratiche agronomiche (vietate dalle ordinanze del Comune) nei terreni ha favorito il naturale ripristino di una copertura erbacea e la sua evoluzione verso una vegetazione arbustiva. 

Grazie ai contatti stabiliti con gli agricoltori ERSAF ha potuto siglare degli accordi con molti di loro per poter effettuare a partire dal 2014 la ripetuta trinciatura del materiale vegetale, affidata esternamente mediante reiterati appalti di durata annuale.

Questa pratica agronomica deve essere compatibile con l’esigenza di minimizzare l’effetto del sollevamento polveri in atmosfera e tutelare i cittadini residenti nell’area e nelle immediate adiacenze; sono state pertanto predisposte delle specifiche tecniche che ne regolamentano l’esecuzione. I tagli del cotico erboso avvengono a 10 cm da terra e sono previsti in numero di 2/3 nel corso dell’anno, in funzione dell’andamento climatico, nel periodo che va da aprile ad ottobre.

La superficie gestita da ERSAF assomma a 29 dei 33 ettari complessivi assegnati all'azione A e interessa le proprietà o le concessioni d'uso di 19 agricoltori; i 4 ettari non gestiti da ERSAF sono curati in proprio dai rispettivi proprietari e conduttori che non hanno aderito agli accordi. Gli accordi sottoscritti hanno durata triennale, rinnovabile.

Gli interventi effettuati coprono il periodo 2014 - 2018.

Le attività contemplate in questa azione sono finalizzate ad esplorare la possibilità di pervenire alla bonifica dei terreni agricoli contaminanti sfruttando le capacità biorisananti delle piante in associazione con i consorzi batterici presenti nel suolo (rizorimedio).

Per la sua realizzazione ERSAF ha attivato due collaborazioni scientifiche rispettivamente con l'Università degli Studi dell'Insubria (Dipartimento di Scienza e Alta tecnologia) e con l'Università degli Studi di Milano (Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l'Ambiente). I temi approfonditi sono stati il destino ambientale dei contaminanti,  la microbiologia ambientale, anche applicata,   l'ingegneria ambientale e, non ultima per importanza, la geostatistica.

L'azione B ha previsto nello specifico:

L'azione C prevista dall'Accordo di Programma, ossia la piantumazione di 6,65 ettari di “bosco planiziale padano” nelle aree agricole del SIN, non era perseguibile perché sgradita ai proprietari dei terreni agricoli interni al SIN, che infatti non vi hanno aderito.

Tale difficoltà ha indotto ERSAF ad elaborare e proporre un nuovo progetto alternativo alla piantumazione ex-novo di formazioni considerabili come bosco ai sensi della Legge Regionale 31/2008, che fosse compatibile con le finalità indicate nell’AdP e con la superficie totale coinvolta, e nel contempo più adeguato alla realtà e alle problematiche locali.

Poiché la causa principale della mancata adesione al progetto iniziale è stata individuata nei vincoli urbanistici e paesaggistici, e soprattutto nell’irreversibilità alla gestione agricola che la presenza di un bosco impone, è stata proposta la creazione di strutture vegetali non inquadrabili nella definizione normativa di bosco, capaci tuttavia di intercettare con efficacia le sostanze chimiche volatili disperse in atmosfera e ostacolarne la diffusione oltre i confini delle aree agricole del SIN.

É stato pertanto realizzato un sistema di fasce boscate di larghezza inferiore a 25 m, macchie boscate inferiori ai 2.000 mq, siepi arboree e/o arbustive e filari di alberi con la sottoscrizione da parte dei proprietari dell'impegno a non eliminare le strutture arboree realizzate per un periodo di tempo di almeno 20 anni, necessario a permettere l'esplicazione della funzione eco-sistemica, e comunque fintantoché non interverranno significative variazioni urbanistiche.

Nell’autunno 2014, dopo il passaggio in Conferenza di Servizi ministeriale, il Progetto Esecutivo dell’intervento è diventato operativo.

 

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